Le giornate no: come attraversarle senza giudicarsi (troppo)
- Rosalba Romano
- 5 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min

Sempre più spesso, ultimamente, nel mio studio ascolto racconti di momenti in cui è difficile tenere il controllo, mantenere le buone abitudini, gestire le difficoltà e le emozioni.Dopo l’entusiasmo di gennaio, ora si inizia a sentire la fatica.
“Dottoressa, la scorsa settimana non sono riuscita a controllarmi con il cibo.”
“Non dovevo rispondere così a mia figlia, non riesco a gestire la mia rabbia.”
“Non ho voglia di fare nulla, neanche di cucinare, figuriamoci di allenarmi. La mia motivazione è già finita.”
Ci sono giornate in cui tutto sembra più faticoso. La concentrazione cala, il corpo è stanco, la motivazione è lontana. Anche le attività abituali richiedono più energia del solito.
Capita a tutti.
Anche a chi è abituato a impegnarsi, a porsi obiettivi, a prendersi responsabilità.
Spesso, però, a una giornata già difficile si aggiunge un carico ancora più pesante: il giudizio.
“Sono un fallito / una fallita.”
“Ma com’è possibile? Gli altri ce la fanno e io no.”
“Faccio schifo.”
“Sono un co****ne / una co****na.”
È in questi momenti che il dialogo interno diventa particolarmente duro e poco comprensivo. Siamo molto bravi a essere spietati con noi stessi.
Eppure, è importante ricordare che le “giornate no” non sono un segnale di debolezza.
Sono parte dell’esperienza umana e dei percorsi di crescita, nello sport come nella vita quotidiana.
La differenza non sta nell’evitarle, ma nel modo in cui impariamo ad attraversarle.
Partiamo da una domanda: Cosa ci stanno comunicando le giornate difficili?
Spesso interpretiamo una giornata faticosa come un fallimento personale:
“Non sto rendendo abbastanza.”
“Dovrei reagire di più.”
“Sto perdendo motivazione.”
In realtà, molto spesso, una giornata no è un segnale di sovraccarico.
Può indicare che:
stiamo accumulando stanchezza fisica o mentale
stiamo gestendo troppe richieste
abbiamo bisogno di recupero
stiamo trascurando alcuni nostri bisogni
Il problema non è vivere un momento di difficoltà.
Il problema nasce quando iniziamo a giudicarci per questo.
Il peso del giudizio interno: che cosa ci diciamo?
Nelle giornate no tende ad attivarsi un dialogo interno critico e severo:
“Non è abbastanza.”
“Gli altri fanno meglio.”
“Non dovrei sentirmi così.”
Questa voce, spesso, nasce dal desiderio di migliorare e di fare bene.
Ma quando diventa rigida, rischia di aumentare lo stress e ridurre le risorse disponibili.
Nel tempo, può compromettere il benessere, la motivazione e la qualità della prestazione.
Imparare a riconoscerla è il primo passo per non lasciarsene guidare.
Quindi: Come attraversare una giornata no in modo più funzionale?
Non esistono soluzioni immediate, pillole risolutive o bacchette magiche.
Esistono atteggiamenti che aiutano a restare in equilibrio anche nei momenti difficili. Di seguito ne riporto alcuni:
1. Fermarsi e osservare
Prendersi qualche minuto per chiedersi:
“Come sto, davvero, in questo momento?”
Senza giudizio. Con curiosità e rispetto.
2. Riformulare l’esperienza
Non è “una giornata sbagliata”.
È una giornata impegnativa.
Il modo in cui nominiamo ciò che viviamo influenza il modo in cui lo affrontiamo.
3. Ridimensionare le aspettative
Nelle giornate no, puntare alla perfezione è spesso controproducente.
Può essere più utile chiedersi:
“Qual è il minimo utile che posso fare oggi, senza forzarmi?”
4. Coltivare un dialogo interno più equilibrato
Trattarsi con comprensione non significa rinunciare alla crescita.
Significa creare le condizioni perché la crescita sia sostenibile.
Una competenza importante nella vita, come nel lavoro o nello sport
Nel lavoro con atleti e persone orientate alla prestazione emerge spesso un aspetto centrale: la capacità di recuperare è tanto importante quanto quella di impegnarsi.
E questo vale per tutti.
Le giornate no fanno parte del processo.
Non interrompono il percorso: ne sono una componente.
Saperle attraversare senza auto-svalutarsi è una competenza emotiva fondamentale, che riguarda l’allenamento, il lavoro, le relazioni e il benessere personale.
In sintesi:
Non è necessario essere sempre al massimo.
Non è necessario essere sempre motivati.
Non è necessario essere sempre performanti.
Essere in equilibrio significa anche riconoscere i propri limiti temporanei e rispettarli.
Le giornate no non definiscono chi sei.
Possono diventare, se ascoltate, occasioni di maggiore consapevolezza e cura di sé.



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